tando alle fonti, nel 1426, San Bernardino da Siena, chiamato da Spoleto a Montefalco, tenne una commovente predica nella piazza “maior” della cittadina; le astanti fazioni avverse, rimasero talmente colpite dalle parole del Santo toscano, che, prontamente riconciliate, espressero il desiderio di avere nei pressi del loro castello una “famiglia” di Minori Osservati.
Diversi anni dopo, e precisamente nel 1443, frate Antonio “Macthioli” da Montefalco, Vicario provinciale degli Osservanti dell’Umbria, chiese a papa Eugenio IV la facoltà di erigere un convento per i “suoi” fratelli, i cui membri - come recita un manoscritto coevo conservato a Montefalco - «allora erano appresso i Popoli di gran frutto, perché in gran concetto di bontà e d’integrità di costumi». Il pontefice esaudì prontamente la richiesta del Minorita, il quale, presso le gloriose tombe dei Santi Fortunato e Severo, ove era una diruta chiesetta rurale (già basilica romana del sec. IV d.C., e importante pieve medievale) , aiutato dai confratelli, dette iniziò alla edificazione del convento e alla ricostruzione della chiesa.
Unitamente a frate Antonio da Montefalco, tra i primi Osservanti che abitarono il nuovo convento, furono frate Giovanni da Efford e frate Francesco da Stroncone, morti in concetto di santità, e il cui sepolcro è restato ancora in onore.
Parlando di frate Antonio da Montefalco, il Canonici informa: «Nel 1449 era stato incaricato di riformare il monastero di Clarisse di Monteluce di Perugia; nel 1453 era stato inviato paciere all’Aquila in Abruzzo. E queste mansioni che già dimostravano la grande fiducia che in lui riponeva la Sede apostolica gli valsero l’unanimità dei voti dei cardinali, riuniti in conclave nel 1455, dopo morto Nicolo V; tanto che fu eletto papa, al secondo scrutinio. Qualcuno postulò ancora una votazione, dalla quale uscì invece eletto Callisto III. Il fatto è documentato da tutti i testi coevi e dagli storici successivi, ne si riesce a capire il cambiamento repentino dei cardinali, che in un primo momento si erano dichiarati tutti favorevoli a frate Antonio, nonostante che non facesse parte del Sacro Collegio. Callisto III continuò a servirsi di frate Antonio per missioni straordinarie, e lo incaricò di predicare una crociata contro i Turchi. Anche nell’interno dell’Ordine francescano si volle per due volte questo religioso eminente a capo dell'Osservanza, di cui due volte fu eletto vicario generale. Resta quindi uno degli uomini più rappresentativi del primo secolo dell'Osservanza francescana».
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La chiesa è preceduta da un quadriportico di rifacimento quattrocentesco, che impiega alcune colonne romane di spoglio, provenienti dall’antica basilica. Sulla sinistra si apre la magnifica cappella di “San Francesco” o delle “Rose”, che conserva opere di Tiberio di Assisi (1512); in detto ciclo di affreschi, l’artista assisiate raffigura i vari episodi della “Indulgenza della Porziuncola” (da ricordare che di quei cartoni Tiberio si servirà poi, nel 1516, per gli stessi affreschi nella Cappella delle Rose alla Porziuncola).
Il corpo della chiesa (nella lunetta del portale la “Madonna col Bambino e i Santi Francesco e Bernardino” di Benozzo Gozzoli), a navata unica, voltata, risale al sec. XII e termina in un’abside quadrata che potrebbe essere stata aggiunta o ricostruita durante i restauri del 1339. Nella parete di sinistra si apre l’antica cappella rimaneggiata nel sec. XVIII, ove è conservato il sarcofago di San Severo, del sec. IV o V.
Per questa chiesa, Benozzo Gozzoli dipinse, tra l’altro, una bella tavola raffigurante la “Assunzione della Madonna tra Angeli e Santi francescani”. Detta opera, erroneamente attribuita al beato Angelico, restò sull’altare maggiore della sacra aula per vari secoli, finché fu posta sulla parete “in cornu Evangeli”. Ma nel 1848 fu sottratta alla chiesa dal Comune di Montefalco e donata a papa Pio IX, in cambio del titolo di «città», contro il parere dei frati, che, inutilmente, ne protestarono la proprietà.
Trasformata in peggio nel sec. XVIII, dal 1930 in poi, le strutture originarie furono parzialmente restituite. Cosicché oggi si presenta nelle sue forme almeno quattrocentesche, con l’abside riportata alla sua linea gotica, la facciata riscoperta nelle forme volute da frate Antonio, ed il chiostrino antistante la chiesa nella sua sobrietà elegantissima del Quattrocento. Oggi, a San Fortunato è una casa di riunioni per il T.O.F. dell’Umbria.
Gli affreschi costituiscono il primo incarico di un certo rilievo singolarmente affrontato dal Gozzoli, dopo un periodo di intensa collaborazione con l’Angelico. Nel convento umbro, il pittore fu attivo con una sua bottega, tra cui è ricordato Giovanni di Mugello, nipote di beato Angelico. Gli affreschi furono commissionati al Gozzoli nel 1450 da frate Antonio da Montefalco, generale dell’Osservanza dei frati minori della Provincia. Delicatissima l’opera di “Benozii Florentia” raffigurante La “Madonna con Bambino e Angelo musicante”.
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Montefalco, chiesa di San Fortunato: San Fortunato in trono
(B. Gozzoli) |
L’affresco con “ San Fortunato”, oggi collocato nell’altare della chiesa, mostra il Santo in trono, circondato da due Angeli, oggi frammentari. L’immagine si distingue per la caratterizzata resa della fisionomia del Santo e per la spiccata solidità e monumentalità della figura.
Nel bosco attiguo al convento sono le cosiddette “Grotte di San Fortunato”.
La “Leggenda del Santo”, narra che Fortunato, sacerdote della chiesa di Turrita, evangelizzatore della zona, venne sepolto in un suo piccolo orto. Alcuni anni dopo, il “Magister Militum” Severo, transitando prigioniero sul luogo dove era sepolto il Santo, promise di edificare una basilica in suo onore qualora fosse riuscito a liberarsi dalle mani di un patrizio di Ravenna. Fortunato concesse la graz8 agosto 422, secondo quanto attesta la tradizione, consacrò riponendovi il corpo del Santo.
Convento San Fortunato
Via San Fortunato, 5 – 06036 Montefalco (PG)
Tel. e fax: 0742.378102 – e-mail: sanfortunato@davide.it
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Prima di “lasciare” Montefalco, obbligo accennare ai monasteri di San Leonardo, di Santa Chiara e alla splendida figura della “figlia” più amata del mirifico borgo: Santa Chiara della Croce da Montefalco.
Paolo Rossi
paolorossi62@tele2.it
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